LIBANO

e adesso anche qui è stato seminato l’odio

"solo un anno fa i giovani urlavano slogan contro l’occupazione siriana. Oggi hanno magliette con la scritta << I HATE WEST >> e bevono cocktail miscelati per l’occasione. Il più popolare si chiama Raad III, dal nome dei razzi che il partito di dio lancia sulle città israeliane[…] il tassista che mi porta a casa mi chiede di dove sono, poi esplode << ci massacrano e voi gli lasciate fare>> […] Accendo la tv è c’è il faccione di Hassan Nasrallah, il capo degli Hezbollah. Non si arrende. Condi Rice, il segretario di stato americano, in compenso spiega che queste sono le contrazioni per un nuovo Medio Oriente.

Penso all’odio che si sta seminando, qui, a Kabul e a Bagdad e alla guerra permanente che ci accompagnerà per generazioni. Spengo la tele e mi viene in mente una scena che ho visto in Afghanistan, in un ospedale: una donna mezza bruciata, e che non sarebbe sopravvissuta, partoriva con dolore un bimbo morto."

di Imma Vitelli

*giornalista dal 2001, collabora dal 2003 con Europa, corrispondenta dal Beirut per La7 e sembra strettamente legata con il partito della margherita e il movimento dei Radicali.

ISRAELE

guardo il mio paese stravolto e un po’, dentro, muoio

"in viaggio verso Tel Aviv e Haifa. Per capire quale maleficio ha trasformato uno stato normale in uno stato maledetto […] dove però il sangue, il dolore e la paura sono veri […]

in tutta questa follia rimangono solo alcuni raggi di un timido sole. Uno fra tanti: in un kibbutz abbastanza lontano da Gaza da non poter essere colpito dai Quassam palestinesi, e abbastanza lontano dal Libano da non poter essere colpito dai Katyusha degli Hezbollah, 70 bambini dai 10 ai 12 anni giocano a pallone e si divertono insieme in una colonia estiva. Sono metà palestinesi, metà israeliani. Un buon segnale per il futuro? una metafora della pace che verrà? non esattamente. Ma bisogna pur credere in qualcosa per non impazzire, bisogna pur fare concretamente qualcosa per non sentirsi lentamente trasformare in uno zombie ripugnante, pessimista e disperato. Bisogna pur darsi da fare per non morire dentro."

di Manuela Dviri

*Manuela Dviri Vitali Norsa è nata a Padova nel 1949 da famiglia ebraica e sionista. Dopo il matrimonio con un ebreo ortodosso si è trasferita in Israele dove si batte per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese. Ha vinto numerosi premi per la sua attività di giornalista e per il suo impegno umanitario. Collabora con il Corriere della Sera.

entrambi gli articoli sono tratti da Vanity Fair N°31 _ 10 agosto 2006

che i nostri occhi si possano aprire sul mondo, e quando non potremo vedere abbastanza, perchè l’azione è oltre il nostro orizzonte, possiamo affidarci agli occhi di chi sul campo aspira l’odore della storia?

Non con la pretesa di una universale verità, ma con la semplicità di un osservatore non qui per giudicare, ma solo per testimoniare quello che vede.

aggiornamento

il conflitto ISRAELE-LIBANO 2006

qualche blog che ad una prima occhiata nn sembrano male. 1,hezbollah, libano, israele.

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