Bint Jbeil

"Due famiglie allargate di contadini e muratori, gli Hashim e gli Shogloub.

Credevano di essere al sicuro, dentro quello scantinato di Cana.

Non potendosi permettere il prezzo della sicurezza al Nord, mille dollari di Taxi

[…] Eppure, Mohamed chiedeva, gli occhi sempre lontani: << E’ questo il nuovo Medio Oriente? E’ questa la nuova democrazia? ma Dio c’è. E se vorrà, sacrificherò anche io la mia vita per Hassan Nasrallah>>.

Il suo è un sentimento diffuso a Sud del fiume Litani.

[…] sulla strada per Bint Jbeil [un tempo ci vivevano 30mila persone ed era conosciuta come la capitale della resistenza] ero in macchina con Anthony Shadid del Washington Post e Ghaith Abdul-Ahad, un mio amico fotografo iracheno, quando li abbiamo visti.

Sotto una tenda bianca che copriva il cortile di una casa ad un piano, invisibili alle fotocamere dei droni, tre miliziani Hezboallah caricavano cartoni e munizioni nel cofano di una Mercedes nera.

Si muovevano tranquilli, riconoscibili dalle magliette neree i jeans d’ordinanza e i giubbotti antiproiettile e i walkie talkie.

In un angolo dell’orto, nascosta tra i rami secolari di un ulivo, era parcheggiata una postazione per il lancio razzi,intatta ed al sicuro.

[…] è la natura della guerra assimetrica.

Metti un esercito regolare, contrapponigli una guerriglia,

e la storia si ripete."

di Imma Vitelli. Vanity Fair 17 Agosto 2006

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