inchiesta Homeless

Una video-inchiesta realizzata per il corso di Editoria Multimediale presso l’università “Lumsa” (Roma) da Amoruso Agnese, Berlini Alberto, Caldonazzi Susanna, Catalano Carola, Di Corrado Valeria, D’Orazio Ines, Limiti Eleonora, Gazzetti Giorgia, Mosca Federico, Piagnerelli Ilario, Tarantino Francesca.

Vagabondi, senzatetto, barboni. Sono diversi i modi in cui le persone che vivono per strada vengono definite. Passeggiando per le strade di Roma se ne possono incontrare a decine.
Noi li abbiamo incontrati, filmati, abbiamo parlato con loro e li abbiamo ascoltati mentre raccontavano le loro storie. Per lo più inosservati, invisibili, a volte derisi e guardati con disgusto, trascorrono le proprie giornate nei dintorni delle stazioni.
Ma chi sono? Come si finisce a mendicare un pezzo di pane? Ad arrangiarsi alla meno peggio in una capanna costruita sotto un viadotto stradale?
Quello dei senza tetto è un mondo complesso. Persone di età, itinerari e situazioni molto diverse. Il primo senzatetto che abbiamo incontrato ci ha raccontato la sua storia, abbandonato da piccolo, poi il lavoro nel circo e le nottate passate dormendo qua e là sulle panchine di Roma.
Quasi mai una scelta, la vita per strada è una vita faticosa e pericolosa, una quotidiana lotta per la sopravvivenza. Freddo, fame e solitudine sono spesso gli unici compagni di viaggio. Ma non solo persone sole, anche coppie, come quella che abbiamo incontrato alla stazione Termini, derubata di tutto ciò che aveva, con il sorriso e gli occhi limpidi di chi ancora ha la forza per reagire.
Quella dei senza tetto è una realtà sottomarina: spesso dimenticati, invisibili, semplice contorno delle realtà metropolitane. Solo nella morte acquistano un nome e una storia, una storia da cui avevano tentato di fuggire. Mercoledì la notizia di un clochard polacco, morto di stenti sul sagrato di una chiesa di Largo Cairoli. Intorno la metropoli era alle prese con lo shopping natalizio e nessuno si era accorto della morte di Zibi, sessantenne polacco, che da dodici anni viveva per le strade della capitale, dopo aver perso moglie e due figlie in un incidente d’auto. Ex-professore di liceo, aveva deciso di lasciarsi alle spalle il proprio passato doloroso; aveva rifiutato un ricovero temporaneo trovatogli dalla Sala Operativa Sociale, scegliendo la bottiglia per scaldarsi quando gli stracci di cui si copriva non basavano più.
Dietro ogni vagabondo, si cela una storia, spesso crudele nella sua semplicità. Per persone in difficoltà, la mancanza di un sostegno può trasformare una vita normale in una vita per strada. Carlo ha 40 anni e da dodici si arrangia senza un lavoro, senza casa; anzi, una casa lui è riuscito a costruirla, una capanna fredda e umida alla stazione Nomentana. Lorenzo, rumeno, è da tre anni in Italia, in cerca di un lavoro ben più remunerativo di quanto possa trovare nel suo paese. È proprio la crisi dello stato sociale dei paesi europei e il peggioramento delle condizioni economiche di aree già povere, la causa dell’aumento del numero dei senza dimora: ben il 60% degli oltre 6000 senzatetto censiti a Roma è di origine straniera. E il dramma è che si tratta di persone sempre più giovani. Di loro si occupano la Caritas Diocesana, che gestisce cinque mense ed un ostello, la Comunità di S. Egidio e diverse associazioni di volontariato che offrono il proprio tempo per dare una mano, offrire un sorriso. Per loro i vagabondi non sono “invisibili”, ma persone da reinserire nel tessuto sociale e, come ci racconta Silvia, spesso le loro storie sono a lieto fine.

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1 commento
  1. ilario82 ha detto:

    Albè, volevo augurarti **BUON NATALE** Anzi, è meglio se te li augura lei… (non è un porno, giuro)

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