L’Italia ha il debito pubblico più alto d’Europa. IL CUBO DI RUBIK DELL’ECONOMIA ITALIANA. Debito pubblico, flessibilità e pensioni. Se l’antipol

In tempi non sospetti il Sole24Ore aveva pubblicato un sondaggio Ipsos che rivelava quanto la sfiducia nella politica sia radicata nella società italiana. Era febbraio 2006, due mesi prima delle ultime elezioni politiche, e il 31% degli intervistati indicava nella scarsa qualità della politica il fattore che danneggiava maggiormente il sistema economico. Per quanto sia ormai demagogica e opinabile questa opinione, resta il fatto che per terzo fattore di danneggiamento era indicata l’inefficienza della Pubblica Amministrazione. Lo spauracchio della Cina ci costringe a guardare a nuove politiche di sviluppo economico: una competizione a livello manifatturiero è impensabile visti i bassissimi costi di manodopera asiatici. Occorre investire in produzione di qualità e un’economia basata sui servizi, per continuare ad essere un competitor di livello globale. Viene da se il dover abbandonare fuorvianti quanto retoriche discussioni sull’abbandonare l’euro e su nuove politiche protezioniste che ci isolerebbero dal mercato internazionale. Vanno invece sfruttate le eccellenze del nostro paese, con una vera incentivazione alla ricerca, evitando che menti geniali siano costrette a continuare il proprio lavoro all’estero facendo perdere milioni di euro in brevetti. La gente richiede riforme strutturali della PA, vere liberalizzazioni e privatizzazioni che liberino i mercati dai vecchi monopolisti per un vero abbassamento dei prezzi dei servizi. L’immigrazione in sé è funzionale all’economia di alcune aree del paese, tuttavia essa va regolarizzata, associata ad una lotta efficace alla criminalità, ed ad una vera certezza della pena. Risollevare un’economia boccheggiante con l’antiquata politica delle opere pubbliche quale motore economico è fuori luogo, dato il debito pubblico più alto in Europa, di cui ci viene chiesto il rientro nei limiti del trattato di Maastricht per evitare possibili sanzioni. Il debito pubblico italiano non è stato contratto con l’estero, come nel caso dell’Argentina, ma direttamente con i cittadini italiani. Lo Stato non ha il coraggio di aumentare le tasse per richiedere soldi ai cittadini, ma camuffa questa operazione utilizzando le banche come intermediari. Le tasse che ogni cittadino paga vanno perciò aumentate con la quota di partecipazione di ciascuno al pagamento del debito pubblico, circa 23 mila euro. Anche il debito è perciò una forma di tassazione a prelievo costante sui risparmi di ogni cittadino e considerando che equivale al 106,8% del Pil, per estinguerlo i cittadini dovrebbero lavorare gratis per un anno. Una politica di riduzione degli sprechi e di welfare state efficiente giustificherebbe il prelievo fiscale. Tuttavia resta il vero problema delle pensioni. La piramide sociale, caratterizzata da una presenza di un gran numero di persone in procinto di lasciare il lavoro, ha portato a continui allungamenti dell’età pensionabile, posticipando solamente il problema e precludendo, inoltre, la possibilità di ingresso nel mondo del lavoro all’esercito di laureati che ogni anno esce dalle università italiane. Come garantire la certezza di un’assistenza previdenziale, al di là di fondi di investimento privati? Ecco la vera sfida prioritaria dei prossimi anni. Una riforma delle PA può avvenire solo attraverso l’assunzione di personale preparato ed al passo con i tempi. Così negli altri comparti economici. Inoltre è necessario garantire l’alchimia di un vero ingresso nel mondo del lavoro, senza politiche di un precariato mascherato da flessibilità quale necessario adattamento al mondo lavorativo contemporaneo. Come si può garantire un futuro a giovani con un contratto semestrale? Quasi come le facce del cubo Rubik, spostando un tassello se ne muovono altri. Trovare la soluzione è una sfida vitale non solo per l’economia, ma per l’intera società italiana.

BERLINI ALBERTO

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