RECINTARE LA GLOBALIZZAZIONE

Riportare l’uomo al centro del mondo.

La vera sfida non è negare, ma fornire una base etica per uno sviluppo sostenibile.

seattleQuando cinquanta mila attivisti raggiunsero la città americana di Seattle nel dicembre del 1999 durante la riunione del Wto, tutti si chiesero chi fossero quelle persone. Nostalgici Sessantottini? Anarchici? Luddisti? Per dirla con le parole di Michael Moore, allora direttore del Organizzazione per il Commercio Mondiale, “semplici protezionisti egoisti, decisi a danneggiare i poveri del mondo”. Il settimanale britannico The Economist uscì con la foto in copertina di un bambino indiano che stava morendo di fame e l’affermazione “ecco chi sarà davvero danneggiato dalle proteste”. Dapprima guardiamo i numeri: i dati sulla crescita dell’economia a livello mondiale mostrano un costante aumento del Pil e con livelli mai raggiunti prima, tra il 4 e il 5% rispetto al precedente anno. E se le quote di investimento maggiori sono ancora prerogative degli Stati Uniti, la Cina si scopre secondo investitore mondiale, a comprovare la spinta del Pil dell’africa subsahariana al livello del +7,5%. A chi dobbiamo questo miracolo economico? Ma soprattutto, perché migliaia di manifestanti scendono in piazza in tutto il mondo? Wto, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale non sono organizzazioni filantropiche. Per moltissimo tempo sono  sembrati esistere due soli modelli politici: il capitalismo occidentale e il comunismo sovietico. Banca Mondiale e Fmi sono impegnate ad aggiustare le economie nell’ordine della privatizzazione dei servizi, deregolamentazione sugli investimenti stranieri e della tutela sindacale. Costruire nei Paesi poveri economie bastate su progetti di proprietà straniera, produzione agricole e industrie manifatturiere destinate all’esportazione. Il libero mercato avrebbe creato liberi cittadini: democrazia quindi non come scelta attiva, ma ricaduta della crescita economica. Quando la democrazia non segue i percorsi tracciati dal Washington consensus, ecco che è inevitabile ricordare il rovesciamento del presidente cileno Allende, il colpo di stato del generale Suharto, il bombardamento del Guatemala.

globoC’è sempre una scusa perché la ricchezza del libero scambio resti incollata al vertice, un motivo per cui debba essere spesa in un’altra riduzione delle tasse anziché in programmi sociali o ambientali. Le clausole sul lavoro e l’ambiente introdotte dal Nafta hanno causato risultati mediocri: oggi in Messico vive in povertà il 75% della popolazione rispetto al 49% del 1981. Solo gli economisti adorano la creazione della ricchezza come un’astrazione, e solo i ricchissimi la feticizzano come un fine a se stesso. La metà della popolazione globale vive al di sotto della soglia di povertà e un altro miliardo di persone dipendendo unicamente da aiuti esteri. Se questi dati appaiono in leggero miglioramento, restano 12 milioni di vittime l’anno per malattie evitabili. La mondializzazione non diffonde spontaneamente la prosperità materiale, ma mettendo in comunicazione regioni dapprima isolate, crea una dinamica planetaria di opposizione centro sviluppato-periferia povera. Il centro è ricco perché consente la specializzazione di ognuno dei suoi membri, la periferia potrà solo specializzarsi in alcuni settori. Il prezzo sarà la perdita di diversificazione ed una maggiore vulnerabilità. Se i lavoratori avranno la possibilità di scegliere, lasceranno la regione povera per andare là dove saranno meglio pagati, premendo contro frontiere aperte ai capitali, ma chiuse alle persone.

 BERLINI ALBERTO

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