ablamos

 La sequenza di atti di razzismo in Italia è impressionante: Napoli, Milano, Parma, Roma. Ma c’è chi non si vergogna, da posizioni di responsabilità nelle amministrazioni pubbliche e in Parlamento, ad incitare al disprezzo verso immigrati, rom, romeni, islamici, di volta in volta. C’è un clima irresponsabile e irrespirabile di “caccia al diverso” che rischia di ammalare la convivenza nelle nostre città.  Comunità di Sant’Egidio 

Il punto del giornalismo in Italia?! puntata #1

Tv

Ne parlavo l’altro giorno sul divano con i miei amici spagnoli.

Ma questo è il canale della tv pubblica? Si. Ma perchè da venti minuti in ogni servizio c’è sempre un hombre del governo? Un ministro? beh si in effetti.. In Spagna non si fanno parlare così tanto.. anzi quasi per niente. Silenzio, cambio canale.. si, ma quale? Canale 5, la faccina sorridente dietro il balcone del tg, perchè secondo il presidente il nostro è il paese del sorriso, anche se stiamo con le braghe calate. Alternativa?! TG4, Studio Aperto, Striscia La Notizia… forse l’ultimo è il migliore. Forse. Vabbè, si leggano i giornali, già ma ardua scelta in edicola.. Così decido per il NYTimes e lì leggo:

L’articolo 44 del decreto 112 approvato dal Consiglio dei ministri, è una mannaia sui bilanci (e sulla vita) dei giornali di partito, di quelli cooperativi e dell’editoria del no profit. Entro tre anni giornali come Il Manifesto, Liberazione, Avvenire, solo per citare qualche esempio, potrebbero chiudere i battenti. E se sono gli stessi beneficiari del finanziamento pubblico all’editoria a riconoscere che in quella legge qualche aggiustamento da fare c’era, i giornali a cui vengono tagliati i fondi sono proprio quelli che raccolgono meno del 20 per cento di pubblicità, e che hanno quindi nel finanziamento pubblico la loro maggiore fonte di sostentamento. La legge sugli aiuti statali all’editoria era nata proprio per sopperire a questa discriminazione del mercato, che vede gli investitori pubblicitari scegliere altri giornali, più venduti e meno scomodi. Ed anche il Parlamento europeo ha più volte sottolineato che il mercato di per sé non è in grado di garantire il pluralismo dell’informazione. L’intervento pubblico nell’editoria, quindi, non si può ridurre a una costo della casta, ma è uno strumento di democrazia, che serve a dar voce a temi e questioni che altrimenti non verrebbero trattati.

 …continua

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