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.. e non solo un paese, ma tutto un mondo prese spunto, recitò, cantò o semplicemente ripeté quelle parole. Avevamo bisogno, tutti, di sentircelo dire. Sono passati ormai due anni. L’uomo che le recitò ora ha i capelli ingrigiti dall’impegno nel cercare di fabbricare qualcosa con la materia di cui sono fatti i sogni, che già plasmarla non è semplice.. credo ancora più oggi dobbiamo ritornare a recitarle quelle parole, quasi fosse una nenia, un mantra, una preghiera democratica, ma soprattutto umana, perché abbiamo bisogno di sentirci dire che “sì, si può fare!”

wal_b Capitano, ho puntato le vele verso occidente. La ciurma sonnecchia sottocoperta. Fuori un po’ piove, un po’ c’è quel sole che cuoce la pelle. Un po’ piove anche dentro, ma abbiamo riserve di acqua e di cibo per tutta l’estate. Il mare per ora è buono. Lisbona sembra infuocata dietro la nostra poppa. Dovesse giungerti la notizia che è bruciata sappi che questa volta non siamo stati noi. Capitano, i tuoi uomini chiedono di te: gli ho lasciati al solito sbronzi ed abbandonati tra le tette delle donne del porto.

Sai io non riesco a fermarmi molto a terra. Ho il mal di mare al contrario, senza il dondolio della barca non riesco ad andare dritto. Così sono ripartito.

Capitano, ho nascosto il resto del tesoro, quello che manca lo abbiamo speso in donne e rum. Ci conosci Capitano. Vado a far incetta di ori e di nuovi orizzonti. Se mi cerchi non usare la bussola, sappi che non la guardo. Piuttosto alza gli occhi al cielo. Cercami dove la luce è più forte e quando sentirai i tamburi suonare fino all’aurora, beh allora sarai vicino.

I miei omaggi Capitano, la mi si diverta frattanto. Vele all’orizzonte. La ciurma già prepara i cannoni e la sciabola d’abbordaggio smania di essere liberata dalla fodera. Quando questo piccione sarà a metà della distanza che ci separa saremo già tutti più ricchi.

Somewhere over the sea, 6 giugno 2010